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Sulla crisi economica nella Bassa Atesina e la regolazione dell'Adige

Riassunto

Un resoconto dalla Bassa Atesina descrive l'impoverimento dei comuni tra Egna e Salorno a causa delle devastanti inondazioni dell'Adige e dei gravosi dazi sul vino. Come rimedio si invocano un'organica regolazione fluviale secondo il progetto di Florian Pasetti, comprensiva della deviazione del Noce, e una riduzione del carico fiscale.

Trascrizione completa

Dal Tirolo meridionale, ai primi di gennaio. Il territorio lungo l'Adige era noto nelle epoche più felici del Tirolo come la parte più fertile, salubre e prospera del paese. Con tale denominazione si intendeva fin dall'antichità quella bella vallata percorsa dall'Adige da Merano a Deutschmetz; prima dell'immissione del torrente Avisio veniva chiamata il quartiere dell'Adige. In tempi remoti vigeva l'espressione: «la terra all'Adige e nei monti»; l'Ordine Teutonico conserva ancora una «Balia all'Adige e nei monti».

Quel tratto di questa valle un tempo celebre che si estende sotto Egna e Termeno, a destra e a sinistra del fiume Adige fino all'antico cippo di confine tedesco presso Mezzotedesco, è tuttavia precipitato da decenni dalla prosperità e dal benessere di un tempo in un profondo stato di indigenza e miseria; chi avesse visto la fiorente Salorno cinquant'anni fa o più, oggi non la riconoscerebbe più. Così pure Magrè, Termeno, Egna e altre località di questo circondario.

Da dove deriva una simile trasformazione? La risposta è semplice: dall'Adige e dal dazio sul vino.

Il fiume Adige, a causa della cura forestale trascurata da secoli e della devastazione dei boschi dilagata in tempi recenti, con i detriti montani convogliati nel suo letto, a causa di opere fluviali e arginali difettose e della confluenza contraria a natura di diversi torrenti montani, in particolare del Noce, ha raggiunto un livello notevolmente più elevato. Ogni primavera, ogni temporale estivo e molti autunni persistentemente umidi innalzano eccessivamente il livello dell'Adige; le masse d'acqua infrangono o superano le deboli sponde e gli argini, inondano le superfici più basse e distruggono il primo o il secondo raccolto, impaludano il suolo e corrompono l'aria.

Le conseguenze di questo stato di cose, aggravatosi nel corso dei decenni, sono una crescente infecondità delle campagne, dei vigneti e dei prati, l'impoverimento degli abitanti, miasmi e malattie palustri.

Sotto la pressione di questi mali, agli abitanti non resta altro che liberarsi anzitutto dall'onere eccessivo che il favorevole andamento della viticoltura di un tempo e l'alto valore dei fondi hanno scaricato sulle spalle dei proprietari sotto forma di un'elevata imposta fondiaria.

Ci si riferisce in primo luogo ai terreni situati nel fondovalle, attraverso i quali scorre l'Adige, le cui rese vengono da esso ridotte o addirittura distrutte e il cui suolo viene rovinato dalla falda freatica.

Nel comune di Salorno rientra in questa categoria l'area del consorzio di Porzengraben, a destra e a sinistra; essa ammonta a 1.350.903 tese quadrate di terreno imponibile con un capitale d'estimo di 166.790 fiorini e 55 carantani. Tale capitale deve versare approssimativamente una quota d'imposta annuale di 2000 fiorini. Negli anni 1840, 1842, 1844 e 1849 le esondazioni dell'Adige hanno provocato ogni volta spese da dieci a tredicimila fiorini per il ripristino delle difese arginali distrutte; inoltre, i consueti lavori di conservazione costano in media ogni anno seimila fiorini. Poiché le forze dei contribuenti sono risultate talvolta esauste per sostenere spese così ingenti, si sono dovute contrarre via via varie partite debitorie, che complessivamente ammontano ad almeno 20.000 fiorini e il cui ammortamento in un arco di dieci anni richiede 2000 fiorini all'anno. In base a ciò, i tributi su detta area imponibile di circa 1380 iugeri di terreno ammontano annualmente a più di 16.600 fiorini, per i quali si richiedono cinquanta (!) rate d'imposta. In dieci anni queste imposte salgono a 166.600 fiorini, vale a dire all'incirca l'intero capitale d'estimo complessivo sopra menzionato! Dove si troverebbe una proporzione d'imposta fondiaria analoga? E dove potrebbe un proprietario fondiario, che ogni anno oltre alle imposte erariali e comunali deve sborsare ancora cinquanta rate d'imposta, ossia approssimativamente la decima parte del valore del fondo, resistere su una proprietà che in dieci anni conta almeno otto annate andate a vuoto, cioè senza alcuna resa!

Ma poniamo pure il caso fortunato che il proprietario fondiario viva una buona annata vinicola: che cosa ne consegue? Egli non può riprendersi con essa, quand'anche si ripetesse più spesso, poiché quasi ovunque non è in grado di vinificare da sé il proprio prodotto (Praschlet o mosto pigiato), mancando dei vasi vinari e della possibilità di attendere. Perciò perde il guadagno dell'autentico viticoltore e riceve per il suo Praschlet raramente più di 3 fiorini e 30 carantani al piede di 25 fiorini per una orna, ossia per 50–60 misure. Tre orne di Praschlet danno circa due orne di vino, l'orna a 5 fiorini e 15 carantani. L'esiguità di questo prezzo del vino rispetto al passato, quando l'orna non scendeva mai sotto i 15 fiorini, deriva dall'alto dazio che rincara i vini tirolesi non solo per l'esportazione all'estero, ma anche verso le altre parti del paese sotto il nome di «Umgeld» (dazio di consumo) come opprimente imposta sul consumo, confinandoli nei luoghi di produzione dove perdono valore giorno dopo giorno.

È chiaro che in simili circostanze i comuni del Tirolo meridionale si impoveriscono ogni anno di più, diventano gradualmente incapaci di pagare i contributi e devono insistere per una riduzione delle imposte, come accaduto di recente nel comune di Salorno. Contro queste calamità non si otterrà tuttavia il rimedio adeguato in questo modo; esso può consistere soltanto in una generale regolazione dell'Adige, da eseguirsi prontamente a spese dello Stato secondo il progetto Pasetti, e nell'abolizione o in una moderazione così congrua del dazio sul vino da rendere possibile e favorire un vivace commercio di questo prodotto della terra. Questa duplice misura è per noi proprietari fondiari del Tirolo meridionale assai più favorevole di tutti i nuovi progetti di riscatto degli oneri, per mezzo dei quali, contrariamente al principio di giustizia, pochi otterrebbero a spese della collettività un sollievo più apparente che reale.

Una voce filantropica si è levata di recente sulla «Südtirolische Zeitung» e ha trovato con la parola d'ordine «deviazione del Noce» una pronta eco anche in altri fogli. Essa ha descritto con verità e franchezza — era dopotutto una voce tedesca — l'urgente necessità e i benefici effetti di una vigorosa attuazione dell'imprescindibile sistema di regolazione dell'Adige e dei suoi torrenti montani, riconosciuto come indispensabile ormai da un secolo, il quale potrà prendere vita soltanto con la decisa eliminazione delle tendenze opposte del Tirolo tedesco e di quello italiano.

Presto, prestissimo è seguito a questo benintenzionato richiamo un grido contrario da Mezzolombardo; non è stato levato da un animo patriottico, ma è scaturito da una visione egoistica e da sentimenti poco fraterni. Non intendiamo addentrarci qui in questa disfida; ci rimettiamo al giudizio imparziale del paese e ai pronunciamenti del governo a favore delle opere sull'Adige e sul Noce. Il nuovo assetto delle autorità edili della terra della Corona può sembrare a molti tale da destare timori per il circondario dell'Adige e per le relative opere fluviali, tanto più che l'eccellente direttore delle costruzioni Kink è stato sottratto al paese. Noi confidiamo tuttavia fermamente nell'ineccepibile coerenza del piano Pasetti, nella sovrana risoluzione con cui tale piano è stato approvato per l'esecuzione e nelle disposizioni ministeriali per la sua rapida e irrevocabile attuazione. Questa fiducia ci garantirà contro le manovre provenienti da Mezzolombardo e da più a monte; a Vienna ci si convincerà che gli abitanti del circondario dell'Adige sono degni dell'aiuto di cui hanno così urgente bisogno.

Poscritto. Ci giunge or ora sott'occhio il numero 5 del «Messaggiere Tirolese» con la risposta del consigliere di sezione Pasetti da Vienna all'articolo del «Tiroler Bote» del 24 dicembre 1849 sulla deviazione del Noce. Ci rallegriamo sinceramente del fatto che l'autore di quell'articolo sia riuscito a ottenere per la buona causa una simile assicurazione semiufficiale, sia pure con severi sguardi di traverso per le sue parole ardite. L'intero circondario dell'Adige trae grande conforto dalla promessa del signor Pasetti che il Ministero non recederà minimamente dal proprio intendimento di condurre energicamente e interamente a compimento la deviazione del Noce, impiegando allo scopo tutti i mezzi possibili e innalzando entro breve termine un monumento della sollecitudine e dell'affetto di Sua Maestà verso gli abitanti di quelle contrade; tutti gli interessati di buona volontà rinunceranno volentieri a pretese esagerate e concentreranno le loro massime energie a sostegno dell'importante impresa, poiché il signor consigliere di sezione rilascia la rassicurante dichiarazione che la contribuzione a questa grande opera è un dovere fondato sulle benefiche leggi vigenti, il quale dovrà pertanto essere adempiuto anche da coloro che finora si sono opposti alla deviazione del Noce.

Questo esito favorevole consola da ogni malevola denigrazione, a maggior ragione poiché abbiamo appreso che l'ingegnere capo Menapace, incaricato della deviazione del Noce, e il suo personale sono stati sottratti all'influenza dell'autorità edile provinciale di Innsbruck in virtù di una recentissima disposizione della c. r. Direzione generale delle costruzioni di Vienna e posti direttamente sotto la dipendenza di quest'ultima.

Si scorge in ciò un mezzo efficace per la rapida conduzione dell'impresa e ci si rasserena riguardo all'inatteso assetto, a forte impronta italiana, delle nostre autorità provinciali delle costruzioni.

Se non andiamo errati in tale supposizione, verrà meno in futuro ogni motivo per ulteriori solleciti nell'interesse della deviazione del Noce.

Anche in questo mese

1850 in breve

L'anno 1850 segna importanti sviluppi amministrativi e sociali per Merano a seguito della riorganizzazione politica del Tirolo. La città è stata elevata a sede di un capoluogo distrettuale, accompagnata da notizie su progetti infrastrutturali, regolamentazioni fluviali nella valle dell'Adige e riconoscimenti interregionali a religiosi meritevoli. Annunci locali hanno inoltre documentato il mercato immobiliare e le sfide economiche dell'epoca. →

Citazione e condivisione

"Sulla crisi economica nella Bassa Atesina e la regolazione dell'Adige." Der Bote für Tirol, 16 Gennaio 1850. https://digital.tessmann.it/tessmannDigital/Zeitungsarchiv/Seite/Zeitung/47/1/16.01.1850/153001/1. https://www.meran-archive.com/it/artikel/1850-01-16-zur-wirtschaftlichen-notlage-im-etschland-und-der-regulierung-der-etsch